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Analisi del sonno con la polisonnografia
Il russamento è spesso considerato un semplice disturbo sonoro che infastidisce chi ci sta accanto. In realtà, può essere il campanello d’allarme di una condizione medica più complessa. La portata del fenomeno in Italia è significativa: secondo una ricerca del CERGAS SDA Bocconi, il 54% della popolazione italiana (tra i 15 e i 74 anni) soffre di roncopatia apneica. Capire la differenza tra un semplice rumore e un rischio per la salute è il primo passo per migliorare il proprio benessere.
Che cos'è la roncopatia?
In medicina, con il termine roncopatia si definisce il fenomeno acustico generato dalla vibrazione dei tessuti molli delle alte vie aeree (palato molle, ugola, pareti della faringe) quando il flusso d'aria incontra un'ostruzione parziale durante il sonno.
È fondamentale distinguere tra due tipologie.
- Roncopatia semplice: il paziente russa, ma la ventilazione rimane regolare e non ci sono rischi per la salute.
- Roncopatia apneica, ovvero la Sindrome delle apnee ostruttive del sonno (OSAS): il russamento è interrotto da brevi pause respiratorie (apnee), che riducono l'ossigenazione del sangue e frammentano il sonno, sovraccaricando il sistema cardiovascolare.
I segnali d’allarme: quando preoccuparsi?
Diventa importante approfondire quando compaiono segnali compatibili con apnee notturne, soprattutto se persistenti:
- pause respiratorie osservate dal partner, soffocamento o risvegli con sensazione di fame d’aria;
- sonnolenza diurna, colpi di sonno, difficoltà di concentrazione;
- risvegli frequenti;
- cefalea mattutina;
- bisogno di urinare spesso di notte (nicturia).
Polisonnografia: come funziona il test
Per accertare che il russare non rappresenti un rischio per la salute cardiovascolare e neurologica, il test più affidabile e indicato dai medici è la polisonnografia. Si tratta di un esame diagnostico non invasivo e indolore che registra i parametri fisiologici durante il riposo notturno. Attraverso l'uso di sensori specifici, lo specialista può monitorare:
- il flusso aereo nasale e orale;
- i livelli di ossigeno nel sangue (saturazione);
- la frequenza cardiaca;
- i movimenti del torace e dell’addome;
- la posizione corporea durante il sonno.
Al termine della registrazione, i dati vengono analizzati e il paziente riceverà un referto medico dettagliato che indicherà la presenza o meno della patologia Sindrome delle apnee ostruttive del sonno.
In caso di riscontro positivo, il referto fornirà le indicazioni necessarie per indirizzare il paziente verso gli approfondimenti più idonei (visita otorinolaringoiatrica, pneumologica o neurologica) e per l’inizio di una terapia personalizzata.
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